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September 05 Finalmente è finita!!!!!!!!!Ebbene sì, finalmente è finita!!!!!!!!!!!
Sono tornata a vivere a Milano.
In verità sono venuta in vacanza per una settimana a giugno e in 4 giorni ho trovato lavoro!!!
Ricordo che ci ho impiegato 6 mesi a Singapore e che mi hanno dovuto dare una spintarella, come si dice in gergo...
Ho accettato l'offerta e sono rimasta il mese di luglio, poi ho fatto vacanza a Singapore durante il mese di agosto, e vi assicuro che lo spirito è decisamente diverso quando sai che ci stai solo per una vacanza e non per viverci, e ora eccomi qui nella mia sporca, incasinata ma amata Milano.
Non ho rimpianti, e voglio comunque aggiungere un ultima chicca a quelle che ho precedentemente scritto: durante il periodo della SARS, che ha fatto crollare l'economia asiatica, dato che nessuno voleva più andarci in Asia, Singapore è stata particolarmente colpita, infatti noi expat non avevamo nessuna intenzione di farci contagiare e quindi " no caucasian, no money", il governo obbligava le persone contagiate lievemente e quindi non ospedalizzate, a indossare un braccialetto elettronico che segnalava ad una centrale operativa se lasciavano il domicilio. I fuggiaschi venivano poi conseguentemente puniti (non ho scoperto come...)
In effetti il contagio è stato contenuto, ma come al solito, la libertà degli individui non è stata presa in considerazione e dal mio punto di vista il governo ha considerato i cittadini come bambini irresponsabili, incapaci di comprendere la gravità della situazione e quindi da tenere sotto stretto controllo.
In Italia ci saremmo sicuramente ribellati, ma forse saremmo anche stati in grado di valutare obiettivamente le cose. In genere non amiamo che altri decidano per noi su determinati argomenti come la libertà individuale.
Con questo intervento chiudo il mio blog su Singapore.
Ora ci andrò solo in vacanza per rivedere i pochissimi amici che ho lasciato là. June 08 Razzismo modernoDa quando lavoro non sono riuscita a farmi una sola amica in ufficio e non perchè io sia una persona asociale, ma perchè sono “bianca”. Non strabuzzate gli occhi, non scuotete la testa, purtroppo è così! Avevo già il sospetto che i cinesi singaporeani fossero estremamente razzisti, in modo particolare nei confronti delle due altre etnie che popolano questa città, malesi e indiani, ma anche se ero certa che non ci amassero, non immaginavo di certo che ci odiassero a tal punto! Da qualche mese si è unita al gruppo in cui lavoro una ragazza indonesiana. Yong Yong, questo è il suo nome, anche se non è cinese è facilmente scambiabile per una cinese, vive qui da almeno quattro anni e ha la cittadinanza di Singapore. Yong Yong è diversa, lei parla con i bianchi, esce a cena con noi e, anche se non beve il caffè, spesso si unisce al nostro gruppo per fare due chiacchiere. Siamo diventate amiche e da lei sono venuta a sapere un sacco di cose interessanti tra le quali il fatto che molti giovani singaporeani, la generazione tra i 25 e i 35 anni, detestano i bianchi e vorrebbero che ce ne andassimo, tanto che qualche tempo fa un sondaggio aveva dichiarato che per molti cittadini c’erano troppi espatriati a Singapore; In ufficio, la maggioranza dei miei colleghi/e non parla con me perchè, essendo un’assistente e non un capo, non vedono la necessità di avere un qualche rapporto con una donna bianca, ove non si renda strettamente obbligatorio. Il fatto di essere donna peggiora ulteriormente la situazione, perchè i miei superiori cinesi (fortunatamente non il mio capo che è europeo), mi evitano, perchè da una parte non osano chiedermi di fare niente, perchè soffrono di un complesso di inferiorità razziale, ovviamente a livello inconscio, dall’altro sono orgogliosissimi di essere quello che sono e non vogliono abbassarsi ad avere nessun rapporto con un essere che comunque, alla fine, considerano una nullità: una donna perdipiù bianca. Insomma ce le ho tutte! Marcus, un ragazzo del mio gruppo, che io credevo essere semplicemente molto timido, mi evita per la stessa ragione e ha rimproverato Yong Yong per il fatto che lei ha troppi rapporti con i caucasici dell’ufficio. Fortunatamente non sono tutti così. Ho conosciuto alcune persone, tra cui un signore di circa 65 anni, che fa il taxista, che la pensano diversamente. Per loro vale l’idea del mutuo scambio, infatti, loro ricordano perfettamente cosa era Singapore 40 anni fa, quando è nata, sanno che se adesso la città è quello che è, lo si deve anche agli investimenti provenienti dall’ovest del mondo. Da un villaggio di palafitte nel fango sono passati ad una città modernissima e con ottimi servizi, ma la tecnologia e le basi per lo sviluppo delle infrastrutture provengono da altri paesi come Europa e America. Per il signor Lee, il taxista, la cooperazione e il rispetto sono fondamentali: “Voi venite qui e ci portate le nuove tecnologie e le vostre conoscenze scientifiche, noi vi offriamo ottimi servizi, bassa tassazione, un posto incantevole.” Ma lui ricorda il passato, mentre i giovani guardano solo al presente, di cui sono orgogliosissimi, senza ricordare che la maggior parte dei loro genitori è venuta dalla Cina, senza un soldo e alla ricerca di una nuova opportunità, come tutti gli emigranti del mondo, anche gli italiani.
April 12 Controsensi o follia?Se sbagli paghi, ma quanto? E chi paga??
È uso comune in Italia utilizzare più volte il tagliando del parcheggio a ore, vuoi perchè non si trovano rivenditori aperti, vuoi perchè siamo stufi di pagare un sacco di soldi per parcheggiare l’auto che siamo obbligati ad usare data la mancanza di un efficiente servizio di trasporto pubblico. Non ho idea di quanto sia la multa se scoperti a barare… So, però quanto può venire a costare qui a Singapore. Se ci si dimentica di mettere il tagliando del valore di 65 centesimi, sono 60 SGD di multa, equivalenti a circa 30 Euro, se si imbroglia, sono 800 SGD di multa e una settimana di carcere. È quello che è successo a una signora occidentale, che dimenticatasi di comprare il famigerato coupon, ne ha esposto uno che aveva già usato. Per evitare il carcere ha dovuto pagare un avvocato che le è costato 1000 SGD e non ha potuto lasciare Singapore per più di 3 mesi, perchè “sotto processo” e ha così perso il biglietto già pagato per rientrare in Europa durante le vacanze di Natale. A voi i commenti.
Un distinto signore di 50 anni, con moglie e tre figli, che viene spesso a Singapore per lavoro, è stato messo in prigione per 3 settimane per aver fotografato da sotto, con il telefonino, le grazie di una ragazza in minigonna ascellare su una scala mobile… Ovviamente non è più persona gradita a Singapore e ha perso il posto nella multinazionale dove lavorava. È stato stupido, certo, ma a sua discolpa si deve dire che qui le gonne hanno in genere le dimensioni di un francobollo o al massimo di una cintura, per non parlare di magliette e top che non lasciano niente all’immaginazione. Purtroppo per lui, il nostro detto, se ti conci come una zoccola, te le vai a cercare, qui non vale! Essendo una popolazione bigotta, frigida e asessuata, una donna può andare in giro nuda, tanto non la guarda nessuno: non so se prendono tutti il bromuro, hanno il terrore di guardare o sono talmente rincoglioniti che il mondo gli passa sotto il naso e non se ne accorgono!!
Di contro, sto finendo di leggere un interessante saggio sulla prostituzione a Singapore: ci sono bordelli statali a Geylang, prostitute mordi e fuggi alle Orchard Towers, locali di karaoke dove cantare non è la primaria attività e 22 pagine di Escort Agencies sulle Pagine Gialle locali. Per chi non lo sapesse una escort è una prostituta di alto bordo che è in grado di sostenere una conversazione colta a cena, ma che dopo cena offre altri servizi. E non si tratta solo di asiatiche alla fame, ma anche di ragazze dell’est che qui hanno mercato perché “esotiche” e australiane che per pagarsi gli studi o per fare la bella vita, la danno via, come si dice da noi, e non certamente a buon mercato!!!
Il governo sa e tace. March 28 Ogni tanto...Ogni tanto, se mi fermo a pensare, e cerco di evitare questo esercizio il più possibile, dato che poi vado in paranoia, mi rendo conto di quanto strana e diversa sia questa vita, rispetto al tipo di vita che facevo in Italia. È tutto troppo facile e alla fine ti abitui ad essere servita e riverita in un modo che a casa ti sogni: al supermercato la commessa ti riempie i sacchetti, i taxisti ti scaricano le valigie, negli alberghi e nei ristoranti ci sono omini che ti spalancano le porte, i camerieri non ti lasciano versare neanche un goccio d’acqua, ma appena tu svuoti il bicchiere si catapultano a riempirtelo, tutti ti chiedono sempre come stai e se vuoi qualcosa… insomma già mi vedo, mentre all’Esselunga, guardo stranita la commessa che mi butta l’insalata e lo yogurt, in malo modo, sul nastro accompagnandoli con uno sguardo invelenito, mentre sudo come una pazza cercando di estrarre il mio quintale di bagaglio dal baule di un taxista milanese, incazzato per il traffico, che mi fa anche fretta perchè ha un’altra corsa da fare, mentre mi spiaccico sui vetri di una porta, perchè nessuno me l’ha aperta e mentre muoio di sete aspettando che la cameriera almeno mi apra la bottiglia di minerale che ho chiesto… e che dire poi del ritmo lento della vita? Quando paghi non c’è fretta, tutti aspettano che tu abbia finito di dare i soldi e prendere il resto da una commessa gentile e sorridente, nessuno ti guarda con odio se il bancomat non funziona o tu non hai capito come funziona e ci metti venti minuti per prendere 50 dollari, puoi tranquillamente chiedere spiegazioni all’autista del bus, se non sai dove scendere, anche se una coda chilometrica aspetta dietro di te, sotto una pioggia scrosciante. A Milano invece, se non hai i soldi contati e non paghi in un nanosecondo tutti sbuffano, devi cambiare bancomat al primo tentativo fallito, pena il linciaggio da parte della casalinga in coda dopo di te, mentre ti domandi: cosa cazzo avrà da fare sta stronza? E l’autista del tram, probabilmente, manco gira la testa se gli chiedi qualcosa e chiude le porte immediatamente appena sei salita, spetasciando la vecchietta che si è attardata, cercando di arrampicarsi sui gradini d’accesso. Se resto qui ancora per un po’ mi impoltronisco e rischio di diventare una disadattata nel mondo occidentale… ho paura di perdere la reattività e l’energia necessaria ad affrontare le sfide quotidiane del mondo occidentale, dalla portinaia perennemente incazzata, che manco ti guarda la mattina, al capo cafone e furioso che ti perseguita ogni giorno in ufficio, all’impiegato delle poste che sfoga su di te la sua frustrazione. Mi rendo conto che sto rallentando, non ho le chiavi di casa pronte in mano per aprire il portone, quando scendo dal taxi, così come non preparo i soldi prima, tanto c’è tempo, il passo è più lento e, dato che la lentezza è una caratteristica del luogo, ci vuole il doppio del tempo per portare a termine banali commissioni come fare la spesa, andare dal parrucchiere, in banca o in posta. Sembra di essere immersi nella colla… Peccato che il tempo, che qui sembra non avere valore, in Europa costa tantissimo e il ritmo della vita è accelerato all’eccesso, per cui, se non reagisci immediatamente allo stimolo, ti bruciano sul posto! D’altronde la loro gentilezza è sempre falsa o comunque un dovere verso il cliente, che deve essere sempre soddisfatto, non c’è mai interesse sincero per l’essere umano e anche se vai per anni nello stesso negozio, prima di tutto non trovi mai la stessa commessa e anche se dovessi trovarla non potrà mai esserci il rapporto che è nato tra me e il signor Nino nel negozio di alimentari sotto casa: lui sa davvero cosa voglio e so che gli sto simpatica. Da una parte so di essere una cliente come tante altre, ma so anche che per certi versi ho una corsia preferenziale rispetto ad altre che fanno la spesa lì, non c’è una ragione precisa, ma è scattato qualcosa. Non per niente i nostri supermercati hanno il banco dei freschi per continuare a dare l’idea che il servizio non sia del tutto impersonale… mica puoi parlare con gli scaffali!!!! Ecco, è esattamente così, tutto è bello, ordinato, pulito e preciso ma freddo e impersonale… sarà per via che l’inglese non è comunque la loro lingua madre, ma un’imposizione, e quindi faticano a comunicare, sarà che sono diversi da noi e meno emozionali e facili ai rapporti umani, certo è che per me è terribile! E io non sono una a cui piace stare a chiacchierare più di tanto, sono o meglio ero, sempre di corsa! Ho bisogno di una scossa elettrica, non importa di che genere, ma voglio vivere in un posto che abbia un’anima e dove si senta pulsare la vita…nel bene e nel male! qui sono morti in piedi e non lo sanno! Anzi, sono convinti di avere una marcia in più, cosa che se uno ci pensa bene, è agghiacciante! March 21 Fallita io... e voi???Ho scritto un’educata letterina a Severgnini sul suo forum Italians e in cambio ho ricevuto alcuni complimenti per aver espresso il desiderio di tornare in Italia per cercare di cambiare le cose. È ovvio che non è che il mio arrivo a Milano a settembre segnerà una svolta epocale nella gestione della città, non sono ne’ matta ne’ egocentrica, ma nel caso in cui dovessi trovarmi di fronte a ingiustizie, non sono la tipa che si tira indietro. Ed è una cosa che dovremmo fare tutti. Quello che invece mi ha veramente sconvolto sono le parecchie lettere di persone che, in pratica mi hanno dato della deficiente, dell’impreparata e anche della fallita per non essere riuscita a trovare un lavoro a Singapore e per il fatto che torno in Italia, per scelta affermo io, per ripiego e fallimento, dicono loro. Tutte persone, ovviamente, che hanno fantastiche carriere, in genere negli Stati Uniti, ma che esprimono un giudizio su di me con cattiveria e frustrazione. Mi domando cosa gli posso aver fatto io, o forse la vita stessa, perchè siano così acidi? Non dovrebbero essere felici e appagati di quello che hanno, dato che sembra abbiano ottenuto il massimo? Mi sembra che questi signori, ma in particolare signore, abbiano una mostruosa coda di paglia e che gli manchi il coraggio di tornare. Un paio mi hanno chiesto quale fosse la mia preparazione accademica e le mie esperienze lavorative… come dire: devi essere una scemetta di primo pelo per non aver trovato uno straccio di lavoro. Una, in particolare, ha pesantemente criticato la mia scelta di seguire degli studi umanistici, come fossi un’idiota per non aver optato per la finanza o l’ingegneria. Ovviamente le ho dato della stronza e tale si è rivelata, nella seguente mail, esibendo il suo pedegree, in cambio del mio, e affermando che tra 15 anni sarà sicuramente CEO di una importante società americana (!?!?) A prescindere dall’arroganza della stronza in questione, nessuno di loro però conosce le regole del mercato del lavoro di Singapore: come per le case popolari, ci sono le quote e una società deve assumere un certo numero di locali prima di poter assumere uno straniero, quindi è ovvio che, essendo una città con una ricchezza basata sul commercio, sugli scambi e sulla produzione di nuove tecnologie, poche compagnie scelgono di assumere persone straniere non qualificate in questi campi. Si tratta ovviamente di un forte protezionismo, ma io non avevo assolutamente idea che fosse così, dato che l’apparenza depone a favore di uno stato modernamente organizzato che segue le regole del capitalismo e del libero mercato. Solo dopo un po’ ti accorgi che è invece una dittatura, infatti sono molto bravi a nascondersi dietro le bandiere della civiltà e della modernizzazione, ma non bisogna dimenticare che vige la pena di morte e in caso di crimini minori viene ancora usata la punizione corporale, oltre alla galera. Un ultimo commento: perché, se sono così soddisfatti e appagati della loro vita all’estero e non si sentono più italiani, e, anzi disprezzano e criticano l’Italia, continuano a leggere, dopo decenni di allontanamento, il Corriere e anche forum come Italians? Gli manca forse qualcosa? |
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